Grani antichi siciliani, Sidoti porta in Commissione il caso del “Cuccitta”

La valorizzazione dei grani antichi siciliani passa anche dal recupero delle varietà locali e dal lavoro degli agricoltori custodi. È questo il messaggio al centro dell’intervento svolto oggi dalla Prof.ssa Antonina Sidoti, docente di Biologia e Genetica del dipartimento BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina e Presidente della Fondazione ITS Academy Albatros, nell’ambito dell’istruttoria approvata in Commissione.

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Nel corso della relazione, la Prof.ssa Sidoti ha richiamato l’attenzione sulla Cuccitta, antico grano tenero siciliano legato al territorio messinese e oggi tornato a essere coltivato grazie a un importante percorso di recupero e conservazione.

Particolare rilievo è stato dato all’esperienza di Antonino Crupi, agricoltore custode di Santo Stefano di Briga, che attraverso l’azienda Terra di Santo Stefano ha contribuito concretamente alla reintroduzione e al mantenimento della varietà, riportando il Cuccitta nei campi della zona sud di Messina.

Ilgrano Cuccitta rappresenta così molto più di una semplice varietà cerealicola: è un esempio di biodiversità agricola, identità territoriale e memoria produttiva, ma anche una possibile leva per nuove filiere agroalimentari di qualità, capaci di integrare agricoltura, trasformazione, ricerca, formazione e valorizzazione del territorio.

Nel suo intervento, la Prof.ssa Sidoti ha sottolineato come la tutela dei grani antichi non debba essere considerata soltanto come conservazione del passato, ma come un investimento sul futuro. La biodiversità agricola può infatti diventare uno strumento di sviluppo sostenibile, innovazione e qualificazione delle produzioni locali.

Un tema pienamente coerente con la missione dell’ITS Academy Albatros, impegnato nella formazione di tecnici altamente specializzati per il sistema agroalimentare e nella costruzione di competenze capaci di mettere in relazione tradizione, innovazione e territorio.

Il Cuccitta di Santo Stefano di Briga diventa così il simbolo concreto di un patrimonio siciliano che, attraverso il lavoro degli agricoltori custodi, la ricerca e la formazione, può tornare a produrre valore e futuro.

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